

È arrivato a Perugia appena diciottenne, al suo esordio assoluto nella Massima Serie, con la voglia di imparare, mettersi a disposizione del gruppo e fare tesoro della grande opportunità di giocare una stagione in un top team a caccia di tutti i trofei!
Bryan Argilagos saluta la Sir con un bagaglio importante e preziosissimo per affrontare il futuro: «Sì, questo è stato il mio primo anno di Superlega e aver fatto parte di un club come la Sir è stato veramente indescrivibile, sono grato di aver fatto parte di questa squadra. Cosa mi porto dietro? Tutto! Tutto quello che è successo, tutti i momenti difficili, quelli un po’ più semplici, tutti i consigli tecnici, mentali… porto dietro tutti i miei compagni che mi sono stati vicino e soprattutto, per il mio futuro, voglio portarmi dietro la professionalità con cui abbiamo affrontato questa stagione. Tutto lo staff e tutti gli atleti sono stati veramente una fonte di ispirazione e quindi soprattutto questo è quello che voglio portarmi dietro!»
Una crescita tecnica notevole: Un anno da vice di un’icona assoluta nel suo ruolo in Italia come il capitano Simone Giannelli è stato senza alcun dubbio una fonte inesauribile, oltre che di ispirazione, anche di crescita per il giovanissimo palleggiatore cresciuto nel vivaio di Treviso. E il lavoro costante e quotidiano con i compagni, unito ai focus individuali con lo staff tecnico, hanno fatto il resto: «Tecnicamente mi sento cresciuto un po’ in tutto, a livello di alzate, di muro, difesa e anche battute. Mi ricordo che ad inizio anno la battuta era un po’ il mio punto debole e mattina dopo mattina, insieme a Massimiliano Giaccardi, abbiamo trovato un po’ di continuità e un po’ di costanza e quindi sono contento di ciò, quindi sì, mi sento cresciuto un po’ in tutto e ovviamente so che c’è ancora da migliorare. Il rapporto con Angelo è stato bellissimo, è stato veramente un punto di riferimento, mi ha aiutato sempre, non mi ha mai fatto pesare il fatto di essere magari “un po’ più piccolo”, un po’ più indietro, mi ha sempre trattato come gli altri e di questo son contento, Gli auguro veramente il meglio, so che lui crede in me, e spero di non deluderlo e di ripagare la sua fiducia!»
I compagni di squadra? Professionisti assoluti. Uno dei tratti distintivi del club bianconero, rimarcato da tutti i giocatori, è l’unione del gruppo squadra. Un gruppo che unisce e ingloba nel suo cerchio i nuovi arrivati facendoli sentire fin da subito parte di un progetto comune. E Argilagos lo conferma: «Con la squadra si è instaurato un bellissimo rapporto, cosa che per me non era scontato, essendo un ragazzino di 19 anni, stare in mezzo ad adulti di 30, con famiglia, non era semplice, ma loro sono stati veramente i numeri uno, sono stati sempre socievoli con me, mi hanno sempre integrato col gruppo e devo veramente tanto, a tutti quanti! Mi sono legato talmente tanto che alla cena di fine anno con la squadra, ognuno di noi faceva un piccolo discorso e io mi sono emozionato, mi sono messo a piangere, cosa che non succedeva da anni e questo per me è significato veramente tanto, io li ringrazio con tutto il cuore perché sono stati veramente i numeri uno! A livello personale e anche dentro il campo, dei professionisti assoluti!»
Quel muro su Juantorena nel Quarto di Champions: Arrivato a Perugia, il giovane palleggiatore italo-cubano era ben consapevole del suo ruolo e del fatto che avrebbe trovato poco spazio in campo, essendo il vice di un’autentica colonna della squadra come Simone Giannelli. E con questa consapevolezza si è fatto trovare sempre pronto, arrivando preparato al momento del suo esordio personale in Superlega, quel 9 novembre al PalaBanca Sport di Piacenza, quando dovette entrare fin dal primo set, dopo pochi scambi, a sostituire il capitano bianconero, alle prese con un problema fisico. Un debutto in un campo storicamente difficile, suggellato da una vittoria in rimonta che rimarrà scolpita nei suoi ricordi più indelebili di questa stagione a Perugia. Una stagione che ha regalato al regista, che da Block Devils ha vestito la maglia numero 2, anche ben quattro trofei che per un “esordiente” nella Massima Serie, valgono molto di più di un semplice titolo. Dietro ogni trofeo, italiano o internazionale, c’è stata dentro un’esperienza intera, vissuta per la prima volta: «Se dovessi chiudere gli occhi e pensare al momento più bello di quest’anno faccio fatica. Faccio fatica perché mi vengono in mente il mio esordio a Piacenza oppure la Coppa del Mondo in Brasile. Poi c’è stato lo scudetto, la Champions… son tutte emozioni indescrivibili, forti. Forse a livello personale, come mi sono sentito bene, felice e ho sentito proprio il volermi bene dal pubblico e dai miei compagni è stata la gara di ritorno dei quarti di Champions contro Guaguas che sono entrato sul 23 pari e ho fatto un muro su Osmany e lì forse è stato il momento migliore».